Cosa ci ha lasciato il Giappone

IL GIAPPONE È UN PAESE SORPRENDENTE, UN PAESE CHE NON TI ASPETTI


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Fushimi-Inari Taisha a Kyoto

il giappone in un aggettivo


Rientrati dalle nostre due settimane in Giappone ovviamente in tanti ci hanno chiesto pareri, opinioni, resoconti e tra le tante domande una in particolare ci ha messo più alla prova: "Sapreste descrivermi il Giappone usando un solo aggettivo ?". Fare una sintesi è in generale una cosa complessa, farla dovendo utilizzare una sola parola per descrivere cosa ci hanno lasciato 15 giorni di emozioni, paesaggi, incontri ... è ancora più difficile.

A distanza di pochi giorni dal nostro rientro, però, la sensazione che ci viene subito in mente ripensando al Giappone è la sorpresa, di conseguenza dovendo descrivere il paese del Sol Levante con un unico aggettivo, sorprendente è sicuramente il termine che meglio rende quello che il Giappone è stato per noi.

 

Sappiamo che ci sono persone "malate" di Giappone, che amano manga ed anime, che si innamorano di film e letteratura e che quindi sarebbero ben preparate a quello che le aspetta una volta atterrate a Tokyo. Noi non eravamo dei Japan Lovers, eravamo incuriositi da questo paese e dalle sue tradizioni, ci siamo appassionati grazie a diverse foto viste online, ma, nonostante avessimo letto blog, guide e qualche libro, non potevamo certo definirci esperti di Giappone ... quindi cosa ci aspettavamo? 

Pensavamo di trovare un paese molto moderno e tecnologico, un paese segnato dalla globalizzazione con qualche paesino tradizionale che ancora resiste, bei templi e soprattutto i meravigliosi colori dell'autunno a dipingere templi e giardini.

il giappone in giappone


Cosa è stato il Giappone una volta in Giappone? Abbiamo trovato una natura meravigliosa dai colori abbaglianti, templi maestosi ed un paese moderno e tecnologico ... ma allora "dove sta la sorpresa?!" direte voi. Il Giappone ci ha sorpreso perché si è rivelato uno dei paesi meno influenzati dalla globalizzazione che abbiamo mai visto. Come detto, modernità e tecnologia ci sono e sono ben visibili, ma sono solo la patina, l'involucro di un paese che in realtà è fortemente ancorato al suo modo d'essere e di vedere il mondo.

In Giappone ci abbiamo passato solo due settimane, non siamo quindi esperti che possano pontificare sulla società giapponese, ma ci è apparso comunque evidente come i giapponesi abbiano mantenuto pienamente tutte le loro peculiarità a partire dalla lingua.

Per i motivi più svariati in Giappone non si parla inglese, non lo sanno e se lo sanno sono troppo timidi e perfezionisti per lanciarsi. Questo succede a Tokyo come nel paesino sperduto tra le montagne e vale per i giovani come per gli anziani. Nell'epoca dell'International English dove tutti in tutto il mondo parlano in qualche modo l'inglese indipendentemente dalla correttezza grammaticale, in Giappone "no" ed è un "no" dovuto al fatto che in Giappone se fai una cosa, se offri un servizio, se parli in inglese lo devi fare bene o quantomeno in un modo socialmente apprezzato. Per lo stesso motivo quando si chiedono indicazioni per raggiungere un posto, si fanno in quattro per cercare di aiutarti, persino scendere dal loro treno in partenza, col rischio di perderlo per segnalarti quale sia il tuo binario. 

 

La sorpresa è totale anche nel riscontrare quanto gli stereotipi positivi e negativi che si hanno prima di un viaggio in Giappone vengano confermati all'ennesima potenza una volta lì. Ad esempio tutti sanno che i treni giapponesi sono efficienti e puntuali, ma per quanto ci riguarda pensavamo ad un puntuale "italiano" ovvero con partenza e arrivo in un intervallo accettabile rispetto all'orario previsto. Ecco, in Giappone i treni non sono puntuali, i treni spaccano il centesimo di secondo in modo, a volte, incomprensibile. Avremo preso più di 50/60 volte il treno, comprese metropolitane cittadine, e mai una volta che ci fosse un minuto di ritardo o anticipo rispetto a quanto preventivato, sia per quanto riguarda la partenza che l'arrivo! 

Altro cliché: in Giappone è una paese ordinato e pulito. No! I Giapponesi non sono ordinati e puliti, i giapponesi sono splendidamente maniacali. Per le strade non troverete cestini, zero, li insulterete nella vostra testa perché dovrete girare tutto il giorno con un sacchetto dell'immondizia nello zaino, eppure per terra non troverete una carta e non solo, voi stessi vi troverete in imbarazzo solo al pensare di lasciare da qualche parte la buccia di banana, che tanto è biodegradabile! 

Vogliamo parlare dell'ordine? Troverete sulle banchine indicati i punti dove arrivano le carrozze del treno in modo da mettersi in coda esattamente lì e non sparpagliarsi su tutto il binario. Lungo le strade non esistono rotonde, troppo arbitrarie e confusionarie, ma solo semafori. 

 

I Giapponesi ci sono apparsi così, un popolo che ribalta nelle cose della vita quotidiana le proprie caratteristiche sociali: una società ordinata, ma anche rigida, dove ognuno ha un suo ruolo che deve rispettare. Quanto stiamo dicendo, oltre ad averlo letto in alcuni libri prima di partire, lo abbiamo riscontrato nelle relazioni di ogni giorno principalmente con i commessi dei "combini" ( sorte di mini supermercati dove trovate di tutto ). Una volta alla cassa iniziava una sorta di rituale in cui la nostra capacità di interagire in giapponese era totalmente irrilevante: il commesso di turno recitava tutte le sue forme di cortesia con sorrisi e inchini, nonostante noi non fossimo in grado di proferire verbo. 

ed il cibo giapponese ???


Anche la componente cibo è stata una piacevole sorpresa. Abbiamo visto qualche influenza occidentale ( Starbucks, McDonald's ... ) ma in numero davvero limitato. Il Giappone ha una sua storia e tradizione culinaria molto forte ed importante ( tanto che il "Washoku" nel 2013 è diventato patrimonio immateriale dell'umanità ) e la segue senza farsi influenzare particolarmente dal resto del mondo. 

In Giappone abbiamo mangiato benissimo, una cucina sana e varia che si basa sulla qualità ed il rispetto delle materie prime. Incredibile il manzo di Kobe, costoso ma talmente buono da valere ogni euro speso, notevole il sushi ed il sashimi, in particolar modo a Kanazawa, per varietà e qualità, ma è stato divertente provare tutte le altre "cucine" : i ramen, lo shabu-shabu, la tempura e persino la Shojin-ryori ( la cucina vegana dei monaci buddisti sul Monte Koya ).

 

Siamo rimasti così piacevolmente colpiti dalla dieta giapponese, che da quando siamo tornati Federica ha deciso di introdurre il miso nella nostra vita e proprio oggi ho potuto assaggiare la prima zuppa di miso fatta in casa.

i grandi classici: i colori dell'autunno, le luci delle città


Ma il viaggio in Giappone non ci ha regalato solo "grandi" riflessioni sulla società giapponese ed il loro modo di vivere la vita. Queste due settimane nel paese del Sol Levante ci lasciano anche le classiche e splendide immagini da turista! I meravigliosi colori del momijigari, l'autunno, che con la loro incredibile intensità rendevano giardini e boschi dei veri e propri dipinti che le fotografie riescono solo parzialmente a riprodurre.

Il Giappone ci lascia le mille luci di Tokyo, grande sorpresa del viaggio, che pensavamo non ci avrebbe fatto impazzire e che invece non avremmo più voluto salutare. Una città dove è impossibile annoiarsi, dove ognuno può trovare la sua dimensione. 

Il Giappone ci lascia il ricordo dei templi di Kyoto, una incredibile città museo fatta di quartieri tradizionali dove, chiudendo gli occhi o passeggiando la sera in alcune viette isolate, sembra di tornare ai tempi dei samurai e delle geisha... ah no, scusate ... a Kyoto le geisha ci sono ancora e le potete vedere muoversi veloci nei quartieri di Gion e Pontochō. 

 

Insomma il viaggio in Giappone è stato un bel salto in una cultura molto diversa dalla nostra, è stato un viaggio che siamo felici di aver fatto e che ripeteremmo volentieri con il supporto di una guida o comunque di qualcuno del posto che possa spiegare le molteplici sfumature di un paese bello e piacevole da visitare ma altrettante difficile da capire.

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